L’Italia, in questi mesi, sta prendendo confidenza con gli Open Data: si moltiplicano i portali degli Enti, proliferano le proposte di legge regionale in materia, se ne sta occupando la cabina di regia del Governo sull’Agenda Digitale.
Spesso, però, si perde di vista il fatto che la disponibilità on line dei dati del settore pubblico (in modalità tale da consentirne il riutilizzo) non è l’obiettivo finale ma, piuttosto, il primo passo verso un nuovo modo di concepire l’attività di governo.
Open Data, infatti, rappresenta il primo mattone nell’adesione alla dottrina dell’Open Government(letteralmente “governo aperto”), secondo cui l’amministrazione deve essere trasparente a tutti i livelli e consentire un controllo continuo del proprio operato mediante l’uso delle nuove tecnologie. Non è un’idea nuova: un’amministrazione che intavola una costante discussione con i cittadini, in modo da sentire quello che hanno da dire, e che prende decisioni basate sulle loro necessità.